ACQUA POTABILE

La legge, a questo proposito, è severissima.
L'acqua potabile è disciplinata dal DPR n. 236/1988 e dai decreti legislativi n. 31/2001 e n. 27/2002, che discendono da Direttive europee che hanno imposto dei requisiti molto rigorosi.
L'acqua, per essere potabile, non solo non deve "contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana", ma non deve superare neanche determinati valori massimi di sostanze non propriamente nocive per la salute.

Per altre sostanze e caratteristiche, inoltre, la legge prevede dei "parametri indicatori" il cui superamento pur non determinando necessariamente la non potabilità dell’acqua, impone una valutazione rimessa alle autorità sanitarie (le ASL), le quali potranno disporre "che vengano presi provvedimenti intesi a ripristinare la qualità dell’acqua".
Così, se il ferro supera il valore di 200 microgrammi per litro (un microgrammo è un milionesimo di grammo) o il manganese 50 microgrammi, le autorità sanitarie potranno ordinare all’azienda che gestisce l’acquedotto di predisporre trattamenti per abbassare tali valori.
Ferro e manganese non sono nocivi alla salute anche se superano un po’ i valori prescritti, anzi possono essere utili all’organismo, ma siccome l’acqua potabile viene utilizzata da tutti i consumatori senza che essi abbiano la possibilità di scegliere l’acqua che esce dal rubinetto, la legge ha previsto dei limiti di intervento per cercare di accontentare ogni gusto ed esigenza.

Vi sono invece sostanze per le quali sono prescritti valori massimi che non possono essere assolutamente superati, altrimenti l’acqua è dichiarata non potabile. Si tratta di sostanze nocive o indesiderabili e i valori massimi consentiti sono bassissimi e del tutto precauzionali, come si può vedere nella tabella.

Sostanze

Valore massimo
(microgrammi/litro)

Arsenico

10

Benzene

1

Benzo (a) pirene

0,01

Boro

1

Cadmio

10

Clorito

200

Cromo

50

Cianuro

50

Fluoruro

1,5

Mercurio

1

Nichel

20

Nitrati

50

Nitriti

0,5

Piombo

10

Selenio

10

Vanadio

50

 

Va ancora precisato che, per alcuni di questi valori massimi, la normativa andrà in vigore a partire dagli anni prossimi e riguarderà non solo l’acqua lungo la rete idrica ma anche alla fine del suo percorso, cioè quando esce dal rubinetto del consumatore. Ciò comporterà qualche problema.

Infatti, dato che, specialmente nei centri storici delle città, molte tubature sono in piombo, uno dei valori massimi che potrebbe facilmente essere superato al punto di uscita dell’acqua dal rubinetto è proprio quello del piombo; specialmente acque leggere, con pochi minerali, che sono più aggressive e "solventi", potrebbero catturare particelle di piombo, elevando la concentrazione di questa sostanza.

Per quanto riguarda la disinfezione per eliminare i microbi nocivi, che devono essere completamente assenti, viene usato in genere diossido di cloro.
La legge prevede un valore "consigliato" ma non vincolante di 200 microgrammi per litro, che può essere aumentato secondo le circostanze. Sciogliendosi nell’acqua, il cloro rilascia talvolta un cattivo sapore e molti consumatori, per eliminare cattivi sapori ed eventuali sostanze indesiderate, usano i cosiddetti depuratori.

I "depuratori" dell'acqua potabile

Ci sono apparecchi per trattare l’acqua di rubinetto e migliorarla eliminando eventuali sapori o sostanze indesiderabili. Tuttavia, chi vende questi apparecchi chiamandoli genericamente "depuratori" è un mistificatore, sia perché tale denominazione è proibita dalle norme sia perché ogni congegno, pur assolvendo ad una o più funzioni specifiche, non depura però l'acqua "da tutto".
Occorre anche fare attenzione che il contratto di manutenzione del "depuratore", qualora proposto, e il più delle volte è opportuno, non sia quinquennale o addirittura decennale, ovvero senza possibilità di disdetta e con l’obbligo di continuare a pagare anche se si butta o si cambia apparecchio di depurazione. Quanto alla scelta di quest’ultimo, è meglio orientarsi su marche note che hanno una più capillare rete di assistenza, oltre a una collaudata tecnologia. Soprattutto bisogna scegliere in base alla caratteristica negativa che si vuole eliminare dall’acqua.

Sostanzialmente ci sono quattro tipi di apparecchi.

Addolcitore. Serve per ridurre il calcare quando l'acqua è "dura", cioè ha un alto contenuto di calcio e magnesio che, fra l’altro, provoca incrostazioni nelle tubazioni.

A membrana osmotica. Ha più di una funzione e un ampio spettro di protezione: serve per bonificare acque salmastre o per eliminare microinquinanti organici, nitrati, cloruri, solfati e altri sali indesiderabili, compresi quelli di calcio e piombo, rendendo anche l’acqua più leggera.

A filtro composito. adatto per togliere microinquinanti organici, atrazina e altri residui di antiparassitari, oltre a eliminare il sapore di cloro. Essendo un tipo di filtro speciale con vari componenti, deve avere però un'autorizzazione del Ministero della Salute.

Meccanici. Sono gli apparecchi più semplici e servono a rimuovere particelle come sabbiolina e ferro in acque che non presentino altri incovenienti.

La bolletta dell'acqua

In genere l'utente non paga direttamente la bolletta dell’acqua, se abita in un condominio: la paga l’amministratore, che poi ripartisce l’importo sulle quote condominiali, secondo vari sistemi che si basano sui millesimi di proprietà, sul numero dei componenti il nucleo familiare, su una quantità fissa e solo raramente sui consumi effettivi. 
Ciò per vari motivi, il primo dei quali è che la tariffa dell'acqua, almeno fino a un decennio fa, era molto bassa rispetto a quelle degli altri servizi e non valeva la pena né per gli utenti né, soprattutto, per l'azienda acquedottistica, moltiplicare le bollette per i singoli consumatori. 
In verità, solo a partire dagli anni ’60 le case venivano costruite con un contatore in ogni appartamento, ora previsto come obbligatorio per le nuove costruzioni dalla legge n. 36/1994, con una formulazione, peraltro, molto generica. 
I vecchi contatori domestici dovrebbero riportare in nero i metri cubi consumati e in rosso le frazioni, ma sono quasi oggetti misteriosi: non sono stati controllati né punzonati dall’Ufficio metrico, l’organismo preposto; non hanno mai avuto manutenzione, sono pieni di incrostazioni e non sempre funzionano. Per questo le aziende acquedottistiche preferiscono prendere in considerazione solo il contatore condominiale centrale.

E' inevitabile, comunque, che con il tempo si arrivi a una fatturazione dell’acqua precisa e per singola utenza, perché le tariffe sono notevolmente aumentate e aumenteranno ancora di più nel futuro. 
Inoltre, sono enormemente differenziate da zona a zona visto che, per legge, devono coprire i costi di approvvigionamento e di erogazione che sono, appunto, molto diversi da zona a zona: in Italia vi sono più di 5.000 aziende acquedottistiche.

La tariffa per la fornitura d’acqua può variare da 0,15 a 1,55 euro al metro cubo, ma è comunque previsto il pagamento di un consumo minimo, indipendentemente dall’effettiva utilizzazione di essa.

L’azienda erogatrice deve infatti approvvigionarsi comunque di acqua sufficiente a coprire i consumi previsti per tutti gli utenti serviti. L’utente a sua volta può scegliere di stipulare un contratto per il consumo minimo o per uno superiore, generalmente suddiviso in "scaglioni". In questo caso bisogna state attenti a valutare il consumo della propria famiglia, per due buoni motivi:

se si consuma di meno, si pagherà comunque tutta l’acqua prevista nel contratto;
se si consuma di più, si pagherà a una tariffa maggiorata, spesso del doppio o del triplo, l'acqua eccedente la quantità contrattuale.

A titolo indicativo, si può calcolare che una famiglia di 3 persone ha bisogno di circa 230 metri cubi annui, ovvero 230 mila litri, esclusa l'acqua destinata agli usi di giardino. 
Occorre infine dare un’occhiata almeno ogni mese al contatore centrale per vedere se ci sono picchi anomali di consumo. I tubi dell’acqua, infatti, sono interrati e pertanto non è facile riscontrare le rotture dovute a vecchiaia o ad usura. L'acqua ritorna così a madre natura attraverso il tubo rotto disperdendosi sotto terra in grande quantità, specialmente quando si tratta di tubazioni condominiali. 
Il ciclo sarebbe perfettamente naturale se non ci fosse l’inconveniente che, spesso, il tubo si rompe dopo il contatore, il quale registra diligentemente l’acqua che passa (e che poi si perde) come se fosse regolarmente consumata. 
Poiché la lettura dei contatori da parte dell’azienda avviene dopo uno o due anni e poiché, nel frattempo, nessun amministratore condominiale o condomino si è preso la briga di controllare periodicamente il contatore per vedere se i consumi sono regolari, arrivano le maxi-bollette da 10.000 o 20.000 euro, con le inevitabili controversie. Per le aziende acquedottistiche si tratta di acqua consumata e, quindi, da pagare.

L'ACQUA IMBOTTIGLIATA

Nei film americani si vedono talvolta gli impiegati degli uffici che con un bicchiere attingono acqua da un grosso boccione a forma di palla.
In Italia questi contenitori si cominciano a vedere soltanto ora; prima non c'erano perché un intrico di norme nazionali ne rendeva dubbia la legittimità. Infatti, questi boccioni o "goccioni", come vengono anche chiamati, contengono circa 20 litri di acqua che non poteva essere quella minerale perché per tale tipo di acqua il contenitore massimo permesso dalla legge è di 2 litri.
Ma i contenitori non potevano contenere neanche la normale acqua potabile perché la fornitura spetta ai Comuni o alle aziende acquedottistiche da essi delegate e viene svolta soltanto attraverso la rete idrica; inoltre una sentenza del Consiglio di Stato considerava l’acqua potabile un "bene pubblico", escludendo implicitamente che potesse essere oggetto di commercio privato.

Tutto è cambiato con la Direttiva CE n. 83/1998, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 31/2001, che ha rivoluzionato la definizione normativa dell’acqua "destinata al consumo umano" (potabile) consentendone anche la commercializzazione "in bottiglie o in contenitori" di qualsiasi capacità, con o senza trattamento.

In sostanza, oggi non solo l’acqua minerale naturale ma anche l’acqua potabile può essere imbottigliata e venduta (già si trova in commercio), in genere dopo un trattamento chimico-fisico per renderla idonea a determinate categorie di consumatori, per esempio rendendola frizzante, oppure togliendo alcuni minerali per renderla più leggera o anche arricchendola di calcio.
La Direttiva comunitaria e la legge italiana non hanno ancora dato un nome preciso a quest’acqua, che può essere chiamata acqua, acqua da bere o con qualunque altra denominazione, anche di fantasia. E' vietato però chiamarla "minerale" o "mineralizzata" o "naturale", perché queste denominazioni sono riservate soltanto all’acqua minerale.
Nulla vieta, invece, che possa essere disinfettata come l'acqua potabile.
Spesso viene servita, magari in caraffa, anche ai clienti dei ristoranti, che pensano sia vera e propria acqua minerale naturale. In realtà, l’acqua minerale naturale deve essere servita esclusivamente in bottiglia sigillata e il cliente dovrebbe sempre pretendere che questa sia aperta davanti a lui.

L'ACQUA DI SORGENTE

Un'altra Direttiva CE (n. 70/1996), recepita in Italia con il decreto legislativo n. 339/1999, ha permesso l’imbottigliamento e la vendita di un ulteriore tipo di acqua, denominata "acqua di sorgente". 
Questa è parente, da una parte, dell'acqua potabile e, dall’altra, dell'acqua minerale.
Infatti, per quanto riguarda le caratteristiche e i parametri, è soggetta alla stessa disciplina dell’acqua potabile ma, come l’acqua minerale, non può essere disinfettata, perché deve essere già pura e buona da bere come esce dalla sorgente.
L'acqua di sorgente deve avere una "autorizzazione" alla commercializzazione da parte del Ministero della Salute, che ne valuta le caratteristiche, ma non può riportare in etichetta indicazioni su possibili effetti benefici per la salute. Ciò è permesso soltanto all'acqua minerale.

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                                             Unione Nazionale Consumatori