Quando si parla di acqua bisogna stare attenti alle
definizioni. A rigore, infatti, secondo le norme dell'Unione europea e
quelle nazionali, soltanto l’acqua potabile servita attraverso la rete
idrica o con altri mezzi si chiama "acqua destinata al consumo
umano".
La denominazione la distingue dalla vera e propria
"acqua minerale naturale" che, ovviamente, è sempre adatta al
consumo umano, ma è regolata da proprie norme legislative: deve provenire
soltanto da sorgenti protette di acqua già all’origine buona da bere,
non può essere venduta sfusa, ma solo in bottiglie sigillate, attualmente
di capacità non superiore a due litri.
L’acqua potabile che esce dai rubinetti domestici, invece, non deve
essere ottenuta necessariamente da una sorgente di acqua già all'origine
buona da bere, ma può essere prelevata anche da un lago, da un fiume o da
un altro bacino contenenti acqua non adatta al consumo umano che viene
"potabilizzata", cioè resa bevibile attraverso un trattamento
di depurazione e correzione.
Il più delle volte questo trattamento
consiste nell’aggiunta di composti di cloro che impediscono la
proliferazione dei microbi. Bisogna ricordare anche che l’acqua
potabile, a differenza di quella minerale che deve essere sempre
imbottigliata alla sorgente, compie un lungo viaggio attraverso la rete
idrica ed è più soggetta quindi a una contaminazione microbica.
I
trattamenti a cui viene sottoposta servono a eliminare i rischi di
contaminazione ma possono consistere anche nella rimozione di sostanze
indesiderabili presenti all’origine dove l’acqua viene prelevata.